Come comunicare la Parola

Abba, Padre amato

La Parola, che in principio era presso Dio ed era Dio, si fece carne e si espresse, e disse ciò che di più profondo e sommo poteva dirci, quando in aramaico balbettò: “Abba!”, “Padre amato!”.

In questo “Abba!” c’è ogni cosa. È il grido redentore di tutti i silenzi e di tutte le incapacità di trovare le parole, è la trasfigurazione di ogni perché e di ogni grido di disperazione, è il superamento di ogni mutismo, la riconciliazione di ogni dissidio tra Dio e l’uomo e tra uomo e uomo. In questo “Abba!” del bimbo c’è la venerazione di Dio, c’è la pace per gli uomini. E in questo “Abba!” c’è, nella prossimità degli uomini, senza mediazioni, l’eterno dialogo tra Figlio e Padre nello Spirito, oltre al quale non c’è mistero più profondo, realtà più primigenia, principio più primo.

All’amore sta a cuore l’altro

Il Concilio Lateranense IV (1215) chiarì che ogni parola umana – inclusi i dogmi e la stessa Sacra Scrittura – dice più come Dio non è, che come Dio è. Quando Dio stesso ci parla in parole umane, necessariamente si abbassa e si sminuisce. Ma come poté Dio, come poté la Parola “rischiare” l’incarnazione e la rivelazione di sé in forma umana e in parole umane? Più delle singole parole, è questo auto-sminuirsi a dirci chi è Dio. Egli è amore – ed è amore nella misura in cui non resta in sé, ma si dona. All’amore sta a cuore l’altro al punto che non esita a compromettersi, a esporsi a malintesi ed equivoci, ad abbassarsi al disotto del proprio “livello”.

Questa è la vera comunicazione

Se Dio è amore, allora la sua parola può essere compresa e propagata solo in questo modo. Questa modalità dell’amore è tuttavia traduzione. Ti dico la mia parola nella tua lingua, entro in certo qual modo in te, per formulare, a partire da te e dal tuo orizzonte, la parola che nel mio intimo più riposto intendo dirti. E viceversa, tu oltrepassi le tue capacità di comprensione per entrare nelle mie, per riguadagnare questa parola da me e riportarla nel tuo essere, nella tua vita, nel tuo contesto, tra le tue esperienze.

Tra di noi deve accadere ciò che accade tra Dio e noi. Lo stesso amore, in cui Dio si spoglia, si aliena, in cui la sua parola incessantemente più grande e la nostra parola incessantemente più piccola si compenetrano, è anche l’evento linguistico ed esistenziale in cui ci impossessiamo di questa Parola ed entriamo anche noi nella sua dinamica, nel suo mistero, nell’amore.

Klaus Hemmerle

 

Da: La luce dentro le cose, Città Nuova, Roma 1998, pp. 332-334.