Il movimento gen è di natura sua universale ed ecumenico. Anche il mondo degli studenti in teologia vi appartiene. In questi anni infatti abbiamo vissuto assieme, lavorato assieme, tanto al Centro che sulle zone. E continueremo cosi perché unica è la rivoluzione cristiana nella quale ci siamo impegnati.
Se il giornale esce con una s in più è soltanto perché fra le varie migliaia di gen un quoziente notevole di oltre tremila è già «orientato» verso una particolare realizzazione di sé nell'umanità e nella chiesa. Ma la novità è appunto questa, che la diversità di funzioni non costituisce per noi differenziazione di classi. Siamo cristiani e basta. E come cristiani vogliamo essere al servizio degli altri. Solo il ruolo è specifico, per un servizio specifico.
Sta di fatto che gli studenti in teologia vìvono ancora — nella quasi totalità del mondo — in strutture diverse da quelle delle normali università, e d'altra parte hanno sentito anch'essi le scosse della contestazione culturale di cui il « maggio francese » del '68 è stato come l'epicentro. Sono questi elementi a giustificare la soltanto parziale diversità di Gen's da Gen.
Ora, tanto per dichiararci in apertura di discorso, è fuor di dubbio che la « aspirazione ad una società completamente nuova », motivo di base della contestazione, è da noi sentita con eguale intensità. Ma qui non bisogna equivocare.
Nella contestazione globale cosi com'è esplosa ci sono componenti irrazionali e fenomeni di irresponsabilità che non accettiamo. Il desiderio del nuovo non può trasformarsi in una mania che si presenta come devastatrice di strutture ma che rischia di far piazza pulita di tutti i valori. Se non pensassimo che tutta la storia è insieme sacra e profana e che pertanto è lo Spirito Santo a condurla, potremmo anche essere daccordo a distruggere nella speranza di instaurare valori più grandi. Ma questi valori a cui aspiriamo già sono dentro di noi, formativi da due millenni di cristianesimo sotto l'azione lenta e continua dello Spirito Santo, per l'appunto; e il raggiungerli più pienamente è esattamente il nostro compito storico che non potremo attuare, però, senza mantenerci legati al « valore» della tradizione spirituale della Chiesa che queste esigenze ha maturato.
Siamo convinti, tra l'altro, che l'esperienza cristiana può farsi all'interno di qualsiasi struttura: in clima di persecuzione come in clima di libertà; all'interno di un manicomio come ha fatto un Giovanni di Dio, e nel quadro informale dei fioretti francescani; sotto un sistema politico oppressivo (Tommaso Moro) come in pieno oscurantismo religioso (Pier Damiani); fra quattro mura di un convento (Teresa Martin) come negli slums di Calcutta (Madre Teresa).
Non che questo ci disimpegni dalla riforma delle strutture, tutt'altro. E' che crediamo che solo un'autentica esperienza cristiana è la più atta a trasformarle nel senso di adeguarle alla vita.
E questo vale anche per i seminari essi saranno ciò che noi li facciamo.
Ma dobbiamo farlo assieme, aiutandoci a vivere la medesima esperienza evangelica del movimento gen, con tutto il movimento gen. Essa, oltre a presentarsi come la sola valida e necessaria, è anche la garanzia che ci salvaguarda da tentativi frammentari inconcludenti e utopici.
SIL.