Tredici
quadri che mettono in luce aspetti rimasti troppo in ombra
Lo
sviluppo dell’interesse circa la questione femminile non è una delle tante mode
che si avvicendano sul palcoscenico del quotidiano, ma è un indice di
maturazione della coscienza umana: processo iniziato già alle origini, e che
oggi è a una svolta importante.
Può
essere utile conoscere figure di donne anche di tempi lontani da noi, proprio
per essere aiutati a cogliere aspetti caratteristici di sempre del ruolo della
donna, ma che una cultura troppo al maschile non si è adoperata molto a far
emergere.
«Le
donne nella Bibbia», un volume della collana Letteratura biblica (ed. Paoline),
di Silvano Cola, si colloca proprio in questa linea di evidenziazione di una
realtà che sta venendo sempre più alla ribaltà.
L’autore,
nel rievocare eventi anche di 4000 anni fa, sa renderli così vivi e attuali,
che pure il lettore che già li conosceva li recepisce come se fossero accaduti
ieri.
Una
decina di figure femminili, protagoniste di avvenimenti determinanti
nell’ambito dell’Antico Testamento, passano in rassegna davanti allo sguardo
del lettore, come in un film, raccontando ciascuna la propria storia, fondata sempre
su una fede incrollabile, regolarmente premiata dal Dio di Abramo. I risvolti
inevitabili di incertezze e angosce relativi a quelle storie, non solo
attutiscono il fascino che esse esercitano su chi legge, ma vengono esposti con
una tale umanità di sentimenti che, dopo tutto, finiscono per dare maggiore
risalto all’intero progetto di salvezza del popolo eletto.
Ciò
che costituisce il leitmotiv di tutta la carrellata è il fatto che siano delle
donne in quanto tali a partecipare in modo così determinante alla realizzazione
di questo divino progetto di predilezione.
Così,
a proposito della prima di esse, Abramo si sente dire da Dio stesso: «Abramo, è
per mezzo di Sara che ti darò un figlio, perché io la benedirò, e sarà lei a
dare origine a intere nazioni...». E ancora: «Ascolta Sara in tutto quello che
ti chiederà, perché è per mezzo di Isacco che avrai i tuoi discendenti». E la
stessa Sara se ne rende ben conto; tanto che a un certo punto si chiede: «Sarò
forse io d’ora in poi l’interprete del suo volere e dei suoi piani?».
Si
noti pure la convinzione irriducibile di Rebecca, secondo cui «la discendenza
di Abramo, come Dio la voleva, non doveva continuare attraverso le mogli
idolatri di Esaù». E l’umile riconoscimento che a lei esprime Isacco, ormai al
termine dei suoi giorni. «Dio mi ha parlato spesso ripetendomi le sue promesse,
ma l’interprete di Dio, l’interprete della sua volontà nelle circostanze
misteriose della nostra vita, sei sempre stata tu».
E
ancora: «Nonostante si trattasse di quella poveretta di Raab, tuttavia fu per
merito suo che un primo gruppo di persone estranee... entrava a far parte del
popolo di Israele. Ma perché? la stessa Raab si domanda. Che cosa ho fatto di
straordinario se non seguire il mio istinto femminile?. E si sente rispondere
da Giosuè: Perché hai collaborato col nostro Dio e hai creduto in lui, a
rischio della tua vita.
Così
pure la costatazione di Debora: «Un fatto nuovo nella storia di Israele, un
avvenimento senza precedenti, tra tutti i popoli conosciuti: venni eletta io
Debora, una donna, a capo di tutto il popolo...» e confessa il suo sentimento
profondo: «Ero contenta..., perché forse avrei potuto ridare un’anima al
mio popolo che sembrava aver dimenticato di possederne una».
Fino
a Rut, che, da povera vedova straniera, viene ad entrare nella linea dei
capostipiti del Messia. E se ne sente dare la ragione da suo marito Booz:
«Anche tu hai avuto fiducia nel nostro Dio e sarà lui a ricompensarti come
meriti».
A
Betsabea, che ripete l’esperienza di Rut, ma questa volta a causare la
vedovanza è nientemeno che la passione sfrenata di Davide «dal temperamento
istintivo ma generoso, grande nel peccato ma più grande ancora nel pentimento».
Questo anche a sottolineare che la debolezza umana, per quanto grande, non può
mai compromettere l’attuazione dei piani di Dio. Ed è la stessa Betsabea a
ritenersi «strumento di un disegno divino più grande di me».
A
Ester che, per un altro disegno della Provvidenza, viene a trovarsi, lei ebrea,
nel cuore dell’impero persiano fino a diventare regina, e così poter salvare il
suo popolo da uno sterminio già decretato.
E,
in conclusione, Giuditta, a cui accade di sbaragliare addirittura
l’inarrestabile e invincibile esercito del grande re Nabucodonosor, «il signore
di tutta la terra», decapitando con le proprie mani il suo comandante in capo,
Oloferne. L’acclamazione a lei rivolta «Tu sei la gloria di Gerusalemme, la
gioia di Israele, l’orgoglio della nostra gente», sarà dalla Chiesa applicata
ad una altra donna: colei di cui queste ed altre ancora erano state figure e
preannunci: Maria di Nazaret, che poi segnerà il vertice e il compimento di
quello stesso progetto divino, in cui era inscritto da sempre il grande destino
della donna
Insomma
è come un revival che, notevolmente potenziato da una eccellente veste
tipografica e pregiate illustrazioni, dà un contributo, nel suo genere, nella
linea di una evangelizzazione aggiornata, e certamente non diluita.
L.D.
SILVANO COLA, Le donne nella Bibbia (con illustrazioni di Nino e Laura Musio,. Ed. Paoline, Milano 1991, pp.99, L.25.000.