Un «Seminario permanente europeo» impegnato nella formazione al pluralismo ed alla mondialità

 

 

Per un'Europa

dei popoli e delle persone

 

 

di Vincenzo Zani

 

Da Brescia un'esperienza di ricerca culturale e  di educazione alla nuova Europa, che si protrae da dodici anni, ispirata al vangelo della carità e dell'unità. Ne proponiamo percorso, metodo, obiettivi e prospettive future.

 

 

 

Genesi e primi passi

 

Su esplicito desiderio di Papa Paolo VI, i responsabili dell'«Arici», una scuola cattolica fino al 1955 gestita dai padri gesuiti e passata in seguito alla diocesi di Brescia, vennero invitati ad impostare la programmazione delle loro attività pedagogiche ispirandosi alla «dimensione europea». L'antico alunno Giovanni Battista Montini che aveva vissuto tutto il suo «iter» scolastico in quell'istituto, già alla fine degli anni '60, sotto l'urgenza delle prospettive sociali e politiche, sollecitava i dirigenti a cogliere l'esigenza dei tempi nuovi e a recepirla anche attraverso eventuali innovazioni strutturali e curricolari da introdurre nella scuola stessa.

Iniziò l'esplorazione di quanto veniva già attuato da altri in Italia ed in alcuni Paesi europei e vennero formulate delle precise ipotesi che però non trovarono il terreno adatto per un'immediata applicazione. Dopo la morte di Paolo VI due fatti, quali l'elezione a suffragio universale del parlamento europeo, nel 1979, e il diffondersi di molteplici iniziative in ordine alla formazione europea dei giovani, determinavano il sorgere a Brescia di un gruppo denominato «Seminario Permanente Europeo» (SPE), inseritosi in seguito nella «Fondazione Giuseppe Tovini». Un primo gruppo composto da giovani, universitari e docenti delle scuole medie superiori dava così inizio ad un'esperienza di ricerca e di impegno conoscitivo: una piccola avventura cresciuta per tappe successive e oggi, dopo dodici anni, ancora in piena evoluzione.

 

 

 

Al centro: l'uomo solidale e dialogico

 

L'itinerario di ricerca culturale, sviluppatosi in questo arco di tempo, ha sempre avuto al centro l'attenzione all'uomo e alla sua più profonda esigenza di unità interiore e di comunione solidale con gli altri uomini di qualsiasi popolo, lingua e razza.

L'approfondimento di progetti politici, di problemi economici, di indagini sociologiche e di concezioni filosofiche ha dischiuso un orizzonte di conoscenze consentendo di scorgere le premesse ideali di un'Europa che, mentre tende con fatica alla sua unità economica e politica, non può restare insensibile ai più profondi bisogni dell'uomo. E proprio l'uomo europeo, l'uomo nuovo, aperto, dialogico, ha costituito l'oggetto costante di indagine e di verifica, traducendosi via via in esigenza di formazione e di crescita personale, spirituale e comunitaria dei membri stessi appartenenti al gruppo che si andava consolidando.

 

 

 

Oltre le frontiere nazionali

 

Calandosi progressivamente nelle complesse problematiche che si dovevano necessariamente conoscere, onde formare nei giovani una reale coscienza europea, si comprendeva con sempre maggiore chiarezza la linea da seguire: più che un contributo alla integrazione europea attraverso la realizzazione di progetti strutturati, istituzionalmente coordinati con altre agenzie simili, si riteneva utile far maturare un'espansione spontanea della vita in tutte le sue dimensioni, spingendosi ad intrecciare rapporti diretti oltre le frontiere nazionali.

Il tutto si svolgeva intorno alla fondamentale convinzione che l'Europa del futuro sarà unita e potrà giocare un suo ruolo costruttivo e originale, nei confronti degli altri continenti, nella misura in cui si formeranno gli uomini europei nuovi, persone con l'animo aperto sul mondo.

Per questi motivi, in piena armonia con la ricerca culturale, l'impegno a coltivare la dimensione spirituale e religiosa ha rappresentato un costante parametro di valutazione della nostra attività ed un imprescindibile obiettivo di maturazione umana da perseguire.

 

 

 

Il metodo di lavoro

 

Pur non avendo determinato aprioristicamente un metodo di ricerca - in quanto l'esperienza si è svolta con spontaneità e, soprattutto nei primi anni, recependo tutti i segni di attenzione e di apertura alla dimensione europea che si scopriva intorno - è tuttavia plausibile scorgere le costanti che hanno segnato le molteplici iniziative, dando corpo ad un modo di procedere che corrisponde ad alcuni criteri di omogeneità. Accanto ai momenti di specifica formazione spirituale, si sono delineate tre piste di ricerca culturale.

 

1. Laboratorio di studio

La prima si è strutturata in incontri quindicinali con i quali si è dato vita ad un laboratorio di studio, di commento e di riflessione intorno ad articoli, testi e saggi di varia natura, scelti al fine di approfondire talune tematiche europee (es. le Costituzioni dei paesi europei, l'economia, la politica, l'ecumenismo, i diritti umani, la CSCE).

 

2. Incontri con protagonisti europei

La seconda pista è stata costituita da una serie di incontri, ristretti per membri del gruppo o talvolta aperti anche al pubblico della città, con personalità del mondo religioso, del mondo accademico-filosofico e letterario, nonché del mondo economico e politico (es. incontro con il prof. Zanghì, direttore della rivista «Nuova Umanità», con il card. Poupard, con parlamentari europei).

Con questo si è voluto offrire ai giovani la possibilità di conoscere direttamente i protagonisti della vita sociale europea  di oggi per dialogare con essi e cogliere, nella comunicazione delle loro dirette esperienze, il faticoso e indispensabile travaglio da cui potrà nascere il «nuovo».

 

3. Viaggi nazionali e internazionali

Il terzo filone delle attività culturali si è snodato in una lunga serie di viaggi nazionali ed internazionali, con scadenza almeno annuale, che se da una parte coronavano l'attività svolta durante l'anno, dall'altra concentravano in pochi giorni qualificate esperienze turistiche, forme di alta cultura, contatti diretti con differenti contesti sociali e religiosi: tutte occasioni estremamente stimolanti ed allo stesso tempo autentico banco di prova per una concreta realizzazione dell'unità dei popoli europei. Tra i viaggi più significativi si possono ricordare i seguenti: la partecipazione, nell'abbazia di Ottobeuren in Baviera, alla celebrazione del XV centenario della nascita di S. Benedetto; la partecipazione attiva al Katholikentag di Düsseldorf nel 1982 e a quello di Aachen nel 1986; la visita al Centro La Pira di Firenze e alla cittadella internazionale di Loppiano; l'incontro-dibattito al Pontificio Consiglio per la Cultura in Vaticano e a Palazzo Madama con il Ministro Plenipotenziario degli Affari Esteri dell'Italia; il viaggio presso le Istituzioni comunitarie di Strasburgo e Bruxelles e l'incontro con le realtà culturali dell'università di Lovanio e del Collegio d'Europa di Bruges; l'incontro-dibattito sull'ecumenismo ad Ottmaring, nella cittadella ecumenica del Movimento dei focolari; i tre viaggi a Santiago di Compostela in Spagna, a Varsavia e Czestochowa in Polonia, a Budapest e in Romania.

 

 

 

Un simposio internazionale

 

L'espressione più significativa del tentativo di elaborazione culturale messo in atto dal Seminario Permanente Europeo è indubbiamente legata al Simposio internazionale organizzato a Brescia nell'ottobre del 1988 sul tema: «Il pluralismo e le Costituzioni Europee». I 140 giovani universitari, provenienti da sette Paesi dell'Europa Occidentale, hanno potuto vivere insieme per cinque giorni un'esperienza di comunione spirituale e culturale, grazie ai numerosi stimoli offerti dalle relazioni filosofiche, giuridiche e socio-economiche, ai concerti e alle serate folkloristiche e alla visita fatta al Cardinale Martini di Milano, in qualità di Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa (CCEE).

Si può effettivamente parlare di elaborazione culturale perché allo svolgimento del Simposio si è giunti attraverso una impegnativa determinazione dell'obiettivo contenutistico da studiare, che ha visto riunirsi attorno allo stesso tavolo alcuni dei relatori in un pre-simposio scientifico. In quella sede si è scelto il tema del «pluralismo» quale punto di partenza per edificare un'Europa unita nella diversità.

 

 

 

Pluralismo ed unità

 

Vale la pena ricordare qui alcune dimensioni di questo tema di fondo attorno al quale si sono snodate le riflessioni di questo Simposio.

Il tema della tutela e della promozione della persona entro un contesto culturale caratterizzato dal pluralismo, già sviluppato in altri convegni come per esempio, in quelli organizzati dall'Istituto Internazionale «J. Maritain», costituisce un'idea madre che può fare da base alla costruzione dell'Europa dei popoli, della «casa comune». Questa idea emersa inizialmente nelle riflessioni filosofiche già negli anni trenta, riproposta ed alimentata dai convinti europeisti del dopoguerra e incoraggiata da Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI, viene riproposta decisamente da Giovanni Paolo II quando parla di «Europa degli uomini».

«Non ci sono dubbi - così diceva l'attuale Papa ai giuristi della Corte europea dei diritti dell'uomo - che alla base dell'Europa degli uomini c'è l'immagine dell'uomo che la rivelazione cristiana ci ha lasciato e che la Chiesa cattolica continua ad annunciare e servire. Si tratta dell'uomo nella sua piena verità, in tutte le sue dimensioni, dell'uomo concreto, storico, di ogni uomo compreso nel mistero della Redenzione (...). Questa immagine dell'uomo ha segnato in maniera particolare la cultura europea e sarà sempre per noi il principio fondamentale di ogni umana dignità. E' su questa base che si costruisce l'Europa degli uomini e dei popoli, e non solamente quella del progresso materiale e tecnico».

Se l'Europa è prima di tutto una realtà culturale, una famiglia di popoli legati tra loro da vincoli di una storia comune, di contatti economici, culturali e politici e da una comune ascendenza religiosa, allora si tratta di mettere in atto processi formativi tendenti a recuperare e far emergere in maniera sempre rinnovata l'unità degli europei.

La prospettiva dell'Europa infatti non è quella di cercare alleanze tra stati, ma di unire i popoli affinché ciascun uomo si senta cittadino di un mondo più vasto dello spazio geografico in cui è nato e in cui vive. Solo un'Europa democratica, nella quale venga consolidato un ordine sociale finalizzato alla promozione della persona umana e dei suoi valori, come risposta ai modelli che tendono a subordinare allo stesso apparato istituzionale le esigenze dei cittadini, saprà attuare un autentico processo di integrazione dei diversi popoli.

 

 

 

Verso una logica mondiale

 

Oltre a garantire la continuità dell'esperienza già consolidata, le prospettive del futuro lavoro prevedono il coinvolgimento degli insegnanti delle scuole medie superiori, che nei prossimi mesi avranno un loro specifico corso di aggiornamento riconosciuto dal Ministero della Pubblica Istruzione, sul tema dell'Europa e inoltre un collegamento stabile con l'Accademia Von Galen di Cloppenburg in Germania, insieme alla quale nell'estate prossima si svolgerà un corso internazionale di nove giorni con altri giovani di Paesi europei.

Dopo gli eventi del 1989 e del 1990 che hanno determinato una svolta epocale per l'Europa e per il mondo e dopo l'incontro di Maastricht del dicembre 1991, l'Europa segnata dalle vive ferite ancora aperte negli ex Paesi dell'Est e nella ex Iugoslavia, più che in passato è chiamata a realizzare la propria vocazione di rendere concreta l'unità del Vecchio Continente, dall'Atlantico agli Urali.

 

Il suo compito, tuttavia, non si esaurisce lì; deve anche aprirsi ad una logica mondiale e collaborare, a livello planetario, per un rinnovato assetto di giustizia nel rapporto Nord-Sud.

 

 

 

In vista del futuro: tre livelli d'impegno

 

Dall'esperienza vissuta e dalla riflessione maturata con i giovani del Seminario Permanente Europeo si possono ricavare, in sintesi, tre livelli di impegno che vanno globalmente considerati. L'Europa del futuro sarà la «casa comune» dei popoli europei se fin da ora saprà investire in termini di formazione e di educazione su ciascuno di questi livelli contemporaneamente che qui non possono venire che abbozzati.

 

Livello personale

Per quanto gli uomini condividano valori, idee ed orientamenti secondo certi modelli, per quanto agiscano entro contesti strutturali è sempre la singola persona che agisce, pensa e opera le proprie scelte, anche se condizionata dall'ambiente circostante. Una autentica azione educativa deve partire dalla persona ed è sempre destinata alla persona. Il vangelo della carità e dell'unità è un principio di vita che una volta comunicato ed accolto dalla persona, ha in sé le potenzialità di generare come primo effetto quello di liberare l'identità della persona stessa e renderla aperta al dialogo e alla reciprocità. L'Europa dei popoli si costruisce se vi saranno delle persone educate e disponibili a edificare nella reciprocità la casa comune.

 

Livello culturale

Va poi tenuta presente la cultura, in quanto sistema simbolico di significati, e tessuto di rapporti e di comunicazioni, di norme e di aspettative che creano il contesto del vivere comune di un gruppo, di un popolo. Un'istanza da rilevare a questo livello è costituita dai valori trascendenti.

Accolti e condivisi rigenerano e consolidano il tessuto storico e vitale della collettività e rendono visibile e palpabile lo stile della solidarietà, senza la quale non si possono risolvere le attuali e le future tensioni del Continente europeo.

 

Livello sociale

Non meno impegno richiede la dimensione della società come insieme di istituzioni che modellano e trasmettono l'attività umana attraverso canali e norme condivisi e legittimati. Il complesso di istituzioni che nella sua totalità costituisce il sistema sociale è tale che ogni sua parte (economica, politica...) è interdipendente rispetto a tutte le altre modificazioni.

A questo livello, l'impegno di educare all'Europa, si traduce nella moltiplicazione di esperimenti reali di comunione tra persone che ravvivano, rendono dinamiche e mettono in comunicazione tra loro le istituzioni.

Il processo di innovazione sociale è certamente lungo, ma sarà sicuro nella misura in cui la carità verrà testimoniata anche dentro le istituzioni e le renderà idonee a costruire il bene comune delle persone e dei popoli.

 

Vincenzo Zani